Jesi ha origini molto antiche, venne fondata dall'antico popolo degli Umbri; si ritiene sia stata l'ultimo avamposto degli Umbri in territorio piceno. Nel IV secolo a.C. i Galli Senoni, popolazione celtica calata dal nord (Senoni dalla città francese di provenienza Sens), scacciarono gli Umbri e si stanziarono sulla costa orientale dell'Italia, da Rimini ad Ancona, in quello che venne denominato Ager Gallicus. Stabilirono il confine sud del loro dominio sul fiume Esino facendo di Jesi l'ultima roccaforte di difesa contro i Piceni. Vi fondarono "Sena Gallica" (Senigallia) che divenne la loro capitale.
Dominazione Romana [modifica]
Per oltre un secolo si verificarono molti scontri fra i Galli Sènoni e i Romani, finché, a seguito della Battaglia del Sentino del 295 a.C. Roma sconfisse definitivamente i popoli Italici, nel 283 a.C. i Galli Sènoni furono debellati e quindi sottomessi. I Romani stabilirono nel tempo numerose colonie, Jesi nel 247 a.C. venne trasformata nella colonia civium romanorum di "Aesis" e incorporata nella Regio VI Umbria. Nasce così il municipium di Aesis con una struttura urbanistica corrispondente al modello del Castrum, modello sostanzialmente rimasto intatto. La continuità demica da allora, nonostante il susseguirsi delle invasioni, non fu più interrotta. In epoca romana Cupramontana e Planina furono i due centri vicini e rivali di Aesis, ma a differenza di quest'ultima non sopravvissero ai saccheggi e alle distruzioni barbariche.
Altomedioevo [modifica]
Con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente nel 476 d.C. ad opera dei Goti guidati da Odoacre, Jesi, venne devastata dagli stessi. Qualche anno dopo, nel 493, con la conquista dell'Italia da parte degli Ostrogoti di Teodorico fu distrutta nuovamente. Nel 554 con la Pragmatica sanctio Teodorico è costretto a cedere tutta l'Italia ai Bizantini e così anche Jesi, che poi venne inclusa, con la parte nord delle Marche e parte sud della Romagna, in uno dei sette distretti militari dell'Esarcato di Ravenna, la Pentapoli, costituita nel 585 dall'imperatore Maurizio I. In seguito i Bizantini la eressero a uno dei centri principali della nuova "Pentapoli annonaria" (insieme a Gubbio, Urbino, Cagli e Fossombrone), costituita in contrapposizione a quella "Marittima" (Rimini, Pesaro, Fano, Senigallia e Ancona), per un maggiore controllo e difesa del territorio interno della regione. Un ulteriore riconoscimento per Jesi fu l'elevazione a Diocesi, come conferma la mensione di un suo vescovo già nel 680. Dal 728 i Longobardi ripresero le invasioni verso le Pentapoli quando infine nel 751, guidati dal re Astolfo conquistarono l'Esarcato e devastarono Jesi. In seguito alle invasioni dei Franchi del 752-754, il loro re Pipino il Breve, conquistò i territori del vecchio Esarcato nel 754, e con l'accordo papale della Promissio Carisiaca li donò all'autorità di papa Stefano II Orsini, creando lo Stato della Chiesa e dando quindi inizio al potere temporale dei Papi. A partire dall'VIII secolo l'azione dei monaci benedettini diede vita, nella valle dell'Esino, ad innumerevoli abbazie. Ma il dispotismo papale portò a una crisi finanziaria, sociale e culturale che spesso sfociò in varie sanguinose rivolte, talvolte viste anche a riportare il dominio dei Longobardi. Solo nel 773 l'esercito dei Franchi di Carlo Magno debellò definitivamente i Longobardi. Ma le rivolte continuarono frequenti, tanto che con l'incoronazione, , di Carlo Magno a Imperatore il 25 dicembre dell'800, Jesi, pur appartenendo alla Chiesa, ricade sotto la giurisdizione imperiale ed entra a far parte della nuova contea della Marca. A partire da questo periodo prende forma la struttura feudale della città. Nel 999 l'Imperatore Ottone III riconsegna alla Chiesa di papa Silvestro II otto contee, tra cui quella di Jesi. Sull'esteso territorio di Jesi sorgevano ben 29 abbazie camaldolesi e benedettine insieme a numerosi possedimenti dei conti di Jesi (gli Attoni, di stirpe longobarda) e quelli di altri piccoli centri. Iniziò così un periodo di profonda crisi e sottomissione.
l'Età Comunale e Federico II [modifica]
Nascita di Federico IICominciarono nuovamente le furenti lotte di ribellione delle città più importanti delle Marche interecontro il dominio ferreo pontificio. Le lotte erano così numerose e insistenti che il papa dichiarò, in una bolla, le "Marche" una regione ingovernabile. Nel 1130 Jesi si erge a Libero Comune con un proprio Governo autonomo, Podestà, Consoli e Scuole di Arti e Mestieri che segnò il tramonto del feudalesimo. Segue il momento storico più interessante della città, con l'elaborazione degli Statuti, con la costruzione dei palazzi del Podestà, del Comune e la Cattedrale intitolata a S. Settimio, si fortificano le mura sul tracciato di quelle d'epoca romana. Durante il XII secolo e quelli successivi nobiltà locale, artigiani e commercianti s'allearono fondando la cosiddetta "Respublica Aesina" e cominciarono la conquista del Contado, che sottrassero ai grandi feudatari laici ed ecclesiastici, più conosciuti come Castelli di Jesi. Questa espansione territoriale creò scontri furiosi con i vicini più potenti, fra i primi Ancona, con la quale si susseguirono lunghe e dure lotte di supremazia. Il 26 dicembre 1194 nacque, in una tenda imperiale nella piazza centrale della città, l'antico Foro romano, il grande imperatore Federico II, che donerà a Jesi il titolo di "Città Regia" che sanciva importanti diritti di piena autonomia, grandi privilegi sul dominio del Contado e libertà comunali che neanche la Chiesa, con il suo alterno dominio, poté più togliere. Jesi passò così definitivamente alla fazione ghibellina e le sue fortune politiche saranno legate per anni a quelle di Federico II e dei suoi figli Enzo e Manfredi con l'ottenimento di "privilegi imperiali" seguiti da inevitabili "scomuniche ecclesiastiche".
le Signorie [modifica]
Con la nomina nel 1353 del cardinale Egidio Albornoz a Vicario generale dei domini della Chiesa in Italia, si cercò di ricondurre tutti i comuni e le signorie sotto il controllo, diretto o indiretto, dell'autorità papale e furono emanate le Costituzioni egidiane che regolavano lo Stato della Chiesa. Tra il 1373 ed l'inizio del XV secolo diverse lotte per il potere sconvolgono la regione, portando distruzione e miseria per la popolazione. Nonostante la caduta sotto il dominio papale della Romagna e di Ancona, Jesi, grazie ai privilegi imperiali, riuscì a mantenere l'autonomia della sua piccola Repubblica. Tuttavia in seguito Jesi in seguito fu occupata dal vicario pontificio Filippo Simonetti, da Galeotto I Malatesta nel 1347-51, da Braccio da Montone nel 1408, e da Francesco Sforza, di cui divenne un autentico caposaldo, tanto che nel dicembre 1433 Francesco Sforza invade il territorio marchigiano partendo proprio da Jesi. È solo nel 1447 la Chiesa riuscì a riprendere il controllo comprando le città.
il ritorno al Papato [modifica]
Nel 1477 tornò definitivamente sotto il dominio egemonico dello Stato pontificio, pur riuscendo a mantenere qualche diritto sui territori del Contado grazie ai titoli ricevuti da Federico II secoli prima. Intorno al 1470 si diffonde nella Marca d'Ancona una grave pestilenza che decima fortemente la popolazione e nel dal 1471 ricomincia il ripopolamento dezza zona con genti provenienti dall'Emila e dalla Lombardia, numerosi sono i luoghi a loro intitolati, come via dei Lombardi, Costa dei Lombardi, via Fiorenzuola, ecc. La fine del periodo signorile, la fine della peste e la ricomposizione dell'assetto comunale donano al potere centrale un certo equilibrio stabile e avviano dapprima una grande ripresa economica, demografica e soprattutto edilizia della città. A partire dalla seconda metà del quattrocento si modifica profondamente il volto architettonico della città con la costruzione di nuove chiese e palazzi e la progressiva espansione urbanistica fuori dalla cerchia delle vecchie mura. Sono di questo periodo il rafforzamento del sistema difensivo cittadino ad opera del fiorentino Baccio Pontelli, la costruzione su progetto del senese Francesco di Giorgio Martini del Palazzo della Signoria, uno dei più bei palazzi monumentali della Marca. Accanto alla rinascita economica ed edilizia c'è quella culturale: il pittore veneziano Lorenzo Lotto realizza per alcune Chiese della città capolavori assoluti d'arte e spiritualità; Federico Conti da Verona stampa a Jesi nel 1472, una delle primissime edizioni della Divina Commedia e Ciccolino di Lucagnolo, cesellatore raffinato e maestro di Benvenuto Cellini sviluppa e perfeziona l'arte orafa. Verso la fine del '500 l'oligarchia locale, costituitasi ormai solidamente in ceto di proprietari terrieri rivendica a se tutto il potere politico e amministrativo, potere che mantiene fino alla fine del '700.
Libertà napoleoniche e Storia moderna [modifica]
Nel 1797 le truppe napoleoniche porranno fine sia al monopolio nobiliar-papale che al dominio sul Contado. Due riferimenti storici più significativi da segnalare per il secolo XVIII: la trasformazione architettonica ed urbanistica della città e la nascita di Giambattista Pergolesi e Gaspare Spontini, due grandi personalità nel campo della musica che si affermarono in tutta Europa. Nel 1808 con l'annessione delle Marche al Regno Napoleonico, nella cosiddetta Repubblica Romana, Jesi diviene uno dei capoluoghi di distretto del Dipartimento del Metauro. Con la caduta di Napoleone a Waterloo e la succesiva Restaurazione del 1815, Jesi ritornò di nuovo sotto i papi, ma comincia a prendere forma una concezione laica e borghese dello Stato. Nei primi decenni dell'800 inizia a Jesi un graduale processo di industrializzazione con la nascita delle prime manifatture per la seta. Le vicende risorgimentali che condurranno alla unità d'Italia coinvolsero diversi personaggi jesini tra cui il Marchese Antonio Colocci eletto nel 1849 quale rappresentante della Provincia di Ancona all'Assemblea Costituente della Repubblica Romana e poi, dopo l'Unità, quale deputato e Senatore del Regno. Il 15 settembre del 1860 i bersaglieri entrarono a Jesi mentre cinque giorni più tardi, nella vicina Castelfidardo le truppe piemontesi guidate dal generale Cialdini sconfiggono l'esercito papale nella Battaglia di Castelfidardo, sancendo la definitiva unione delle città al Regno d'Italia.
Città natale di Federico II di Svevia (1194) e del compositore Giovan Battista Pergolesi (1710). Fu una delle prime città italiane a istituire una tipografia. Fu qui che Manuzzi modificò i caratteri di stampa, che prima erano in legno, utilizzando il piombo. Nel 1969 è stata sede d'un Convegno Urbanologico Internazionale promosso dall'UNESCO, che l'ha segnalata come "città esemplare" per l'integrazione architettonica dei suoi vari strati storici.[2]
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