Origine della città
La città di Urbino ha origini antichissime Nulla di preciso si conosce circa i primi insediamenti, anteriori alle invasioni celtiche e all'insediamento dei Galli Senoni ( IV sec. a. C. ), ma recenti ritrovamenti di materiale archeologico, soprattutto frammenti di ceramica risalenti all’età del ferro- confermano la presenza di un insediamento probabilmente del IV sec. a. C. Circa un secolo più tardi, i Romani sottomisero i Galli Senoni e rapidamente conquistarono tutto il territorio marchigiano.Da allora iniziò la storia di Urbinum Metaurense.
Derivazione del nome "Urbino"
Il nome sembra derivare dal latino urvo (urvum è il manico ricurvo dell'aratro), alludendo alla conformazione naturale del terreno. Metaurense invece si riferisce al fiume Mataurus ( l’attuale fiume Metauro ).
Urbino Romana
La prima notizia della presenza romana nel territorio di Urbino, si ha in occasione della battaglia di Sentino nel 295 a.C. contro i Piceni. In seguito la presenza romana divenne imponete ed Urbino divenne ucapoluogo di un distretto montanoin quanto era infatti situata lungo una importante strada parallela alla via Flaminia, via consolare fatta costruire dal console Flaminio intorno al 220 a.C., che collegava Roma e Rimini, passando per Fano. (Fanum Fortunae).L'antica civitas era accessibile esclusivamente da porta Posterula situata a est della città, in quanto le altre porte della città erano di difficile accesso. Difatti la morfologia della città era molto adatta ad ospitare la citta' fortificata. Il pianoro inclinato verso nord fino all’ Porta Maia, era circondato da una linea di difesa naturale idonea per l'edificazione della cinta muraria. Lungo questa linea ideale , seguendo la conformazione del terreno, correvano le mura romane. Nell'attuale via Budassi, ex Piazzetta di San Sebastiano, è ancora possibile vedere i resti del tracciato romano risalente ad un periodo tra il III e il II sec. a. C. Si tratta di una struttura edificata con blocchi di pietra spugnosa, posti gli uni sugli altri a secco in base alla tecnica dell'opus quadratum.
La struttura romana di Urbino occupava uno spazio di 8 ettari circa ed era a pianta irregolare dominata dai due assi viari principali: La struttura della civitas era costituita da due assi viari principali rettilinei e perpendicolari: il cardo maximus(sud-nord) e il decuman maximus (est-ovest),ancora oggi corrispondono a due vie principali della città, sfociando inquattro porte: Porta Maia, la più importante, Porta Mondelce, Porta Occidentale e Porta Posterula.
Ultimi ritrovamenti archeologici
Durante i recenti lavori di scavo per l'allestimentodi una rotatoria all’ingresso della città, sono stati riportati alla luce resti di una necropoli romana risalente al primosecolo d.C.
Già nel 1972 erano state ritrovate 92 tombe. Nell'Agosto del 2003, sono riaffiorate altre due tombe e sei scheletri
Durante la dominazione romana Urbino fu una città strategicamente molto importante, e ciò è attestato indirettamente dalle notizie sulla battaglia sul Metauro del 207 a.C. tra Asdrubale e i Consoli Romani. Non abbiamo tuttavia molte notizie sulla città durante i primi secoli del Medioevo, ma si sa che Urbino dovette essere una città considerata fondamentale poiché subì assalti dai Goti, Bizantini e Longobardi. La città fu conquistata nel 538 d.c dall’ esercito bizantino di Belisario, arrendendosi per sete, e divenne parte della della pentapoli annonaria (Fossombrone, Iesi, Cagli, Gubbio e Urbino) dventando poi preda dei Longobardi (una curiosità storica: il piede, misura di lunghezza, conservato nel Palazzo Municipale, sembra che appartenessee al piede del re Liutprando). In seguito con Carlo Magno anche Urbino fu ceduta assieme agli altri territori dell'Italia centrale, al Papa il quale cominciò così ad esercitare il suo potere anche se i territori erano sotto l'influenza imperiale.
Dopo un periodo di decadenza durante il regno papale , migliorarono le condizioni economiche della città e tra l’undicesimo ed il tredicesimo secolo la città riprese a svilupparsi di fuori del nucleo romano seguendo la conformazione del terreno e l'antica ripartizione in quattro parti determinata dal cardo e dal decumano. Urbino divenne poi libero comune con a capo i rappresentanti delle più potenti famiglie vicine al vescovo.In seguito l’autorità della chiesa si affievolì e gli imperatori tedeschi di casata sveva concessero la città in feudo ai Montefeltro, nobili di origine lombarda, conti di Carpegna.
Fu lo stesso Federico Barbarossa, a concedere nel 1155 l'investitura imperiale al conte Antonio da Montefeltro, probabilmente per accattivarsi il controllo di una zona particoalrmente strategica in virtù della vicinanza con la Via Flaminia, era strategica. Il potere passò poi di padre in figlio fino a quando nel443 il figlio di Guidantonio, Oddantonio,ottenne il titolo di Duca, ma fu ucciso dopo un anno assieme a due suoi ministri in una congiura, forse a causa del malcontento che serpeggiava nelle città per motivi economici. Scomparso Oddantonio, apparve all'orizzonte di Urbino il personaggio principale della storia di Urbino: Federico da Montefeltro, figlio naturale di Guidantonio e fratellastro di Oddantonio. Durante il periodo medievale la città si sviluppò con la costruzione di conventi e oratori, attorno cui si formavano nuovi agglomerati urbani. A sud, nel prolungamento del cardo, S. Paolo (via Saffi) e, a oriente (est), S.Bartolo e Lavagine. Verso nord, a parte S.Sergio, il borgo di Santa Lucia, lungo le strade di Rimini e Ravenna; infine verso occidente (ovest), S.Giovanni (via Barocci) e Valbona (Via Mazzini). Le strade si collegano a quelle romane.
Formazione dello stato di Urbino, ritorno della famiglia dei Montefeltro
Nel 1375 tornarono i Montefeltro al governo della città e e nel 1384 la cità di Gubbio fu annessa al territorio: ciò costituì il puntodi partezna fondamentale della nascita dello stato di Urbino, che comprendeva oltre all'annessa città di Gubbio anche Cagli e il Montefeltro creando così un forte equilibrio nella zona tra le Marche e la Romagna, zona che in passato fu teatro di scontri tra forze guelfe e forze ghibelline. Inoltre nel 1390 il Papa Bonifacio IX nominò il conte Antonio da Montefeltro vicario apostolico in temporalibus di tutte le terre a lui sottomesse, assegnandogli anche, per limitare i tentativi di espansione dei Malatesta di Rimini, i castelli di Corinaldo e Mondolfo fino ad allora governati da Galeotto Malatesta come vicario del Papa, estendendosi per un totale di 2000 Kmq.
Urbino capitale dello stato dei Montefeltro
Urbino era così divenuta da piccolo comune medioevale a capitale economica e politica dello Stato del Montefeltro. Nel 1396 il conte Antonio emanò delle leggi statutarie le,"Constitutiones appellationum" con le quali sancì che i principali poteri fossero riservati al principe. Guidantonio, successore di Antonio governò dal 1404 al 1443, emanando anch'egli numerose leggi in materia civile, amministrativa, penale e fiscale. Oddantonio, che regnò pochi mesi (la sua morte avvenne nel 1444) lasciò il trono al fratellastro Federico, che venne proclamato Signore della città.
Urbino e Federico da Montefeltro
Salito al potere, Federico da Montefeltro intrecciò dei rapporti di alleanza con il re di Napoli, con il pontefice, con la signoria degli Sforza di Milano e venne nominato capitano generale della lega italica. Ricevette inoltre varie onorificenze al di fuori dell'Italia, tra cui l'ordine della giarrettiera dal re d'Inghilterra, dell'ermellino da Ferdinando d'Aragona e nel 1474 il titolo di Duca dal Papa.
Gli enormi proventi delle condotte militari permisero a Federico di perfezionare l'attrezzatura militare e civile dello Stato; ospitò inoltre nel suo splendido palazzo i migliori talenti letterari, artistici e scientifici del 1400. Fu così che in pochi anni il livello economico dello Stato crebbe a tal punto che il Duca poté permettersi l'edificazione di un'opera grandiosa come l'attuale Palazzo Ducale dal costo di 200.000 scudi (spendendone 40.000 per l'argenteria, per gli arazzi 20.000 e per la biblioteca più di 20.000 ducati). Sempre grazie ai suoi immensi guadagni i suoi sudditi poterono pagare tributi piuttosto bassi.
Poté inoltre edificare molti altri edifici religiosi e civili (il Duomo, il Convento dei Gesuiti, il Convento di S.Chiara); lasciando anche scritto nel testamento che fosse rifatta la chiesa e il convento di S. Donato, l' attuale Chiesa di San Bernardino o Mausoleo dei Duchi, dove voleva essere sepolto.Federico da Montefeltro non si occupò soltanto di progettare erdifici civili, ma fece edificare inoltre numerose rocche per controllare le vie di accesso più vulnerabili del territorio.I progetti della maggior parte delle opere civili e militari realizzate nel Montefeltro furono ideati dall'architetto Francesco di Giorgio Martini.
Gli anni dopo Federico da Montefeltro
Dopo la morte di Federico nel 1482, il potere passò a Guidubaldo alla cui corte si radunavano i famosi cenacoli che il Baldassare Castiglione ha rievocato nel suo libro "Il Cortegiano".
Tanti sono i personaggi famosi che soggiornarono in Urbino alla corte di Guidubaldo, fra i quali Bembo, un letterato attivo anche presso altri corti come quella di Ferrara, teorico del gusto classico rinascimentale e diffusore del petrarchismo, modello della lirica europea; I Medici esuli da Firenze e Il Cardinal Dovizi di Bibbiena, autore della "Calandria", prima opera in volgare rappresentata in Italia..
Nello stesso periodo (1502) venne istituito quel Collegio dei Dottori riconosciuto dal Papa Giulio II nel 1507 da cui avrà origine la Libera Università degli Studi. Un altro istituto creato dal Duca è la Cappella Musicale. Era questo il frutto della squisita educazione musicale ricevuta alla stessa Corte, dove il padre aveva, fra le molte altre cose, prediletto anche la musica.
Nello stesso periodo tra i due secoli si affermò inoltre il genio di Raffaello, il quale nel 1504 da Urbino, con una lettera di raccomandazioni di Giovanna Feltria Della Rovere si trasferì verso le città di Firenze e Roma.
Non avendo un erede nel 1504 fu accolto alla corte il piccolo Francesco Maria Della Rovere che fu adottato dagli zii e che diventerà l'erede di Guidubaldo per cui alla morte di Guidubaldo, avvenuta nel 1508, il Ducato passò ai Della Rovere.
Francesco Maria della Rovere divenne, diventato Duca di Urbino si sposò con Eleonora Gonzaga per consolidare ulteriormente la posizione del Ducato di Urbino,anche se i primi anni furono piuttosto complessi. Nonostante fosse anch'egli un condottiero, volle rafforzare l'aspetto artistico e culturale del ducato.Oltre alla già citata rappresentazione de "La Calandria" del Bibbiena nella Sala del Trono del Palazzo Ducale, la prima opera in prosa e volgare l'attività teatrale e muisicale mantennero un ruolo molto importante.Tuttavia nel 1525 quando la sede della corte fu trasferita a Pesaro, e ciò segnò un fatto di un grande declino mentre Pesaro divenne il nuovo baricentro economico e politico del Ducato. Guidubaldo II successe in seguito al padre nella carica di duca che tenne per circa 40 anni, un periodo che si dimostrò piuttosto tranquillo grazie anche all'equilibrio della politica europea e a un periodo di saggio governo, di prosperità economica, di fama e di onori. Lo stesso Guidubaldo II ebbe la riconferma di tutte le cariche dei suoi predecessori, ma anche riconoscimenti che nessun Duca di Urbino ebbe mai: fu infatti Generale della Repubblica veneta, Prefetto di Roma (1555) e Generale del Regno di Napoli (1558).
Anche l'impulso culturale fu notevole in tutto questo periodo, tra l'altro furono ospiti della corte Bernardo Tasso e suo figlio Torquato, e fu anche l'attività artigianale di tipo scientifico: costruzione di orologi, compassi, strumenti scientifici e matematici di precisione.
Francesco Maria II Della Rovere, cresciuto e formatosi nella corte spagnola fu l'ultimo Duca d'Urbino, tuttavia a quei tempi Urbino era diventata un piccolo stato "satellite" sotto l'influenza spagnola da una parte e dal pontefice dall'altra. Neanche lo Francesco Maria II Della Rovere riuscì a restituire ad Urbino la sua passta grandezza ed a trasmettere il regno in eredità, a causa della morte del figlio Federico Ubaldo.Quando quindi morì il Duca nel 1631
Urbino passò sotto lo Stato Pontificio, guidato dal Cardinale Antonio Barberini, fratello del Papa.
"Nel 1631 muore l'ultimo Duca di Urbino, e tutto il patrimonio passa allo Stato Pontificio. Nel medesimo anno si assiste alla grande spoliazione del Palazzo Ducale di Urbino: nel 1631 viene infatti organizzato il matrimonio fra Vittoria Della Rovere e un componente della famiglia Medici di Firenze, ed assieme alla sposa partono preziosi quadri, arredi e tendaggi.
Da questo momento fino al 1700 la storia locale sarà un resoconto a tappe verso la decadenza. Prima della devoluzione allo Stato Pontificio, fra la seconda metà del cinquecento e la seconda metà del seicento il Ducato conosce fortune in campo scientifico oltre che in quello artistico. In epoca pregalileiana e poi in epoca galileiana un gruppo di studiosi di Urbino danno un contributo di prim'ordine alla nascita della scienza moderna: Federico da Comandino, Guidubaldo dal Monte, Bernardino Baldi e Muzio Oddi saranno gli animatori di quello che lo storico dell'Arte Andrè Chastel definì un "vero umanesimo matematico".
Lo sviluppo di quello che per un certo periodo fu uno dei principali centri della cultura scientifica, ebbe basi di altissimo livello. Piero della Francesca, Francesco di Giorgio Martini e Luca Pacioli, forse il più celebre matematico del tempo, furono i responsabili nel genearre un clima di forte interesse attorno ai postulati dell'aritmetica e della geometria.(...)
Il passaggio del Ducato di Urbino allo Stato della Chiesa troncherà anche questa iniziativa (...) in poco tempo viene disperso un patrimonio intellettuale e scientifico straordinario e le vicende del Ducato perdono di carattere anche se nel 1700 la fortuna torna a sfiorare Urbino. In quell'anno infatti diviene Papa Giovanni Francesco Albani che diventerà Papa col nome di Clemente XI (1700 - 1721). Il Pontefice non dimentica le proprie origini, e così comincia un periodo di restauri per le chiese e di nuove edificazioni. Tornano gli artisti per committenze di vario ordine, anche se poi le imprese napoleoniche porteranno a nuove spoliazioni assimilando il destino di Urbino a quello di molte altre città italiane.
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