Come sarà la estate Futsal?

BUON COMPLEANNO CAPITANO

Sabato 27 Marzo 2010 ore 15.00 Bocciofila "La Combattente" Fano

FUTSAL FANO-PIETRALACROCE '73 ANCONA=3-2 (2-1)

Futsal (Nero): 1)Anselmi (p); 2)Catanzaro; 4)Bolognini; 5)Mariani; 6)Spendolini (cap); 7)Valente; 8)Rosati; 9)Mattioli; 10)Solazzi; 11)Ricci; 12)Iuliano (p); 14)Boiani

P73 (Bianco): 0)Monti (p); 2)Bellavigna D.; 3)Sciocchetti, 5)Bonfitto; 7)De Pasquale (cap); 9)Bellavigna L.; 11)Burattini; 16)Pelosi; 19)Nisi

Arbitri: Cursi (Jesi); Guarnieri (S.Benedetto T.)

Marcatori: 9'02" Catanzaro (F); 11'44" Bellavigna L. (P); 28'00" Spendolini (F); 55'26" Burattini (P); 57'21" Boiani (F)

Angoli: 7-12 (p.t. 3-4)
Falli: 7-3 (p.t. 4-1)
T.L. 0/0 0/0
Ammoniti: Anselmi (F); Bellavigna D. (P); Sciocchetti (P); Bellavigna L. (P)
Espulsi:Nessuno

Fano: Nel giorno del suo compleanno, capitan Spendolini, si regala un goal ed un assist, confezionando per la sua squadra un dono da tre punti. La Futsal non gioca una buona partita. Si affida ai singoli ed ad un po' di buona sorte. Per la terza volta consecutiva raccoglie il massimo negli ultimi giri di orologio.
La squadra ospite, con l'acqua alla gola, si presenta decis a portare a casa qualcosa. Mister Ferri opta per un quintetto iniziale senza pivot di ruolo per non dare punti di riferimento sicuri. Già dall'inizio i ritmi sono lentissimi e le aquile sembrano avere in mano il gioco. Ma come diminuisce un po' l'attenzione sono gli ospiti a farsi pericolosi e non molleranno più la presa.
Il primo brivido vede Anselmi intervenire fuori dall'area e l'arbitro decide pe il giallo. Poi al 9' un tiraccio di Catanzaro sorprende Monti e apre le marcature. Il pareggio però non manca a venire e all'11' la difesa fanese si fa trovare fuori posizione e per Luca Bellavigna è facile depositare in rete l'assist di un compagno.
La palla è quasi sempre nei piedi degli ospiti che macinano gioco. Prima ci provano da lontano poi, si avvicinano sempre di più alla porta e la coppia Anselmi-Catanzaro è costretta agli straordinari. E alla fine le aquile puniscono. Al 28' Spendolini esce palla al piede, triangola con Bolognini, fa scorrere in profondità per Mattioli che prova a puntare la porta, chiuso allarga per l'accorrente capitano che va a chiudere in modo vincente l'azione da lui avviata. E si rientra negli spogliatoi.
La ripresa è un monologo anconetano. Le aquile si fanno pericolose con Boiani e Mattioli, ma il pallino è costantemente nelle mani del P73. Le squadre stazionano costantemente nella metà campo di casa e Anselmi ci mette molte pezze, Catanzaro e Solazzi tamponano e Mattioli salva un goal già fatto. Mister Ferri prova Valente per dare fantasia e il baricentro fanese si alza un po'. Burattini e Luca Bellavigna coadiuvati da Bonfitto e De Pasquale ci provano fino in fondo e al 56' trovano il varco giusto. Palla alta a tagliare il campo da destra a sinistra su cui è bravo Burattini a trovare la deviazione vincente. La squadra ospite allora ci crede e prova a vincere la partita per continuare a sperare. Ma gli ultimi due minuti sono zona Futsal. Al 58' Anselmi abbranca in presa, si guarda intorno ed avvia in banda destra l'azione di Spendolini, che alza lo sguardo e nota il movimento di Boiani il quale non deve fare altro che attendere sul secondo palo l'assist al bacio del capitano per segnare il gol numero 30 e regalare il punto numero 13 nelle ultime cinque partite. Nel finale Marcelletti avanza Monti a quinto di movimento e c'è il tempo per vedere Anselmi salvare, proprio sul collega, prima del fischio finale.

LE PAGELLE DI CICCIO

ANSELMI 8: 6,5+4-2,5 (partita+parate-cappelle)

CATANZARO 9,5: 6,5+3 (partita+gol e tante chiusure)

BOLOGNINI 6,5: partita

MARIANI 6,5: partita

SPENDOLINI 9,5: 6,5+3 (partita +gol+assist+incentivo compleanno)

VALENTE 6,5: partita

ROSATI: n.e.

MATTIOLI 6,5: partita

SOLAZZI 6,5: partita

RICCI 6,5: partita

IULIANO n.e.

BOIANI 7,5: 4,5+3 (partita+ gol decisivo)

MR FERRI 7: Media ponderata voti giocatori Read More!

ANNI D'ORO: storia e curiosità del nostro sport preferito


Il futsal, parola che deriva dalla contrazione di futbol ("calcio") e salón in spagnolo o salão in portoghese ("Salone", inteso come struttura sportiva coperta), è uno sport di squadra di origine uruguaiana ancora attualmente chiamato futbol de salón, e nato negli anni 1930, quando un professore della ACM di Montevideo, Juan Carlos Ceriani Gravier, spinto dall'esigenza di far giocare a pallone i propri studenti in una piccola palestra o sui campi di basket ed hockey su pista all'aperto, ne ideò la formula. Il suo obiettivo era quello di ideare un gioco di squadra che potesse essere praticato sia all'aperto che in strutture coperte, sfruttando i già diffusi campi di pallacanestro, ma che ricordasse da vicino il calcio che in quegli anni godeva di una smisurata popolarità in Uruguay dopo che la nazionale aveva vinto i Mondiali del 1930 e le Olimpiadi del 1924 e del 1928. I suoi alunni già da qualche tempo solevano giocare a calcio nelle strutture sportive dedicate a altre discipline, improvvisando la porta con banchi di scuola o accontentandosi di quella da hockey su pista.

La prima traduzione italiana di questo sport fu essenzialmente calcetto come testimoniano alcune formazioni italiane come il Marino Calcetto vincitore del campionato italiano nel 1986/87 e la BNL Calcetto. Successivamente, con l'avvento della FIFA e la creazione del football five che pian piano si fece a sua volta conoscere come futsal, in Italia prese piede la traduzione di calcio a 5. Negli ultimi anni va diffondendosi l'abitudine di utilizzare direttamente anche in italiano la parola "futsal" per definire il calcio a 5 (FIFA), mentre per quanto riguarda il gioco del futbol de salón, gestito dalla AMF, in Italia viene tradotto come calcio da sala. Read More!

UNA FUTSAL DAVVERO VALENTE

Sabato 20 marzo 2010 ore 21.00 Palestra Comunale Castorano (AP)

BOCASTRUM UNITED-FUTSAL FANO=3-3 (2-1)

Bocastrum (Gialloblu): 0)Di Russo (p); 1)Giacoboni (p); 3)Durastanti M.; 4)Durastanti A.; 5)Balloni F. (cap); 6)Bachetti; 7)Balloni S.; 8)Nepi; 9)Vallorani; 10)Ficcadenti; 11)Cicchi; 23)Fanesi

Futsal (Nero): 1)Anselmi (p); 2)Catanzaro; 4)Bolognini; 5)Mariani; 6)Spendolini (cap); 7)Valente D.; 8)Rosati; 9)Mattioli; 10)Ricci Matteo; 12)Racchi (p); 14)Boiani

Arbitri: Cellini (AP); Mezzelani (Jesi)

Marcatori: 3'34" Cicchi (B); 13'36" Vallorani (B); 20'00" Boiani (F,rig); 34'00" Valente D. (F); 39'53" Cicchi (B); 58'22" Valente D. (F)

Angoli: 15-10 (p.t. 8-4)
Falli: 5-9 (p.t. 0-4)
T.L. 0/0 0/0
Ammoniti: Bolognini (F); Spendolini (F)
Espulsi: Bachetti (B)

Castorano: Ormai l'ultimo minuto si potrebbe chiamare zona Futsal. Anche a Castorano una Futsal davvero Valente trova punti pesanti nell'ultimo giro di lancette. E' una Futsal che soffre la corsa degli avversari sulle corsie laterali, ma che sa reagire quando va per due volte all'inferno. La partita si sblocca rapidamente e le aquile soffrono molto la velocità della giovane squadra di Di Russo, la quale però non riesce a dare il colpo di grazia e quando vede finire Bachetti anzitempo ngli spogliatoi perde un po' di spinta e soffre molto le giocate di Valente. Nella ripresa il copione non cambia, i diavoletti fanno la partita e la Futsal attende per ripartire capitalizzando a dovere i calci da fermo.
Si parte e subito si nota una maggior fame nei ragazzi di Castorano che impostano la partita sulla corsa e spingono sulle bande con Balloni S. e Bachetti e al 4' vanno subito in vantaggio. Balloni S. si trasforma in Razzoli e inventa lo slalom olimpico per poi mettere Cicchi nelle condizioni di realizzare un gol facile facile. Le aquile tendono a giocare con pazienza ma non trovano sbocchi e soffrono la rapidità avversaria. Dall'altro i ragazzi di Di Russo insidiano spesso la porta di Anselmi ma mancano di freddezza sotto porta. Al 14' però trovano il raddoppio quando l'ennesima incursione in banda destra porta la difesa fanese a schiacciarsi in quella zona lasciando libero lo spazio per una conclusione perfetta di Vallorani dalla distanza che non da scampo ad Anselmi. Non sembra ci possa essere storia ma mister Ferri mischia un po' le carte e rischia prima capitan Spendolini e poi Valente la cui caviglia non è ancora al meglio. La Futsal sale di livello e prima il toro Boiani colpisce una traversa, poi è Valente a centrare la trasversale, a seguito dell'azione Bachetti istintivamente tocca con una mano e viene espulso. Boiani realizza il conseguente rigore. Le aquile controllano cercando di arrivare dalle parti di Giacoboni senza forzare e si va negli spogliatoi sul 2 a 1.
Nella ripresa la partita si accende ancora di più, Balloni S. prova a forzare in banda destra mettendo in difficoltà la difesa fanese costringendola a caricarsi di falli, e le aquile provano a spingere un po' di più, l'occasione più ghiotta è nei piedi di Mariani, bravo Giacoboni a respingere. Al 34' arriva il pareggio delle aquile, l'arbitro assegna una punizione in banda destra, Ferri inserisce Valente il quale con il suo mancino chirurgico centra la rete.
I padroni di casa non ci stanno e accelerano, al 40' passano in vantaggio, discesa di Balloni S. e assist a centro area per Cicchi che non fallisce, e sbagliano diverse volte il colpo di grazia, anche a porta sguarnita. Dall'altra parte ci provano Boiani, secondo palo di giornata per il bomber fanese, e Ricci, superba parata di Giacoboni in angolo.
Si arriva all'ultimo minuto e la Futsal usufruisce di un calcio di punizione centrale, ancora Valente va sulla palla ed esplode il suo sinistro, la sfera sbatte sul palo, su alcuni giocatori e poi termina la sua corsa in rete. Ma non è finita perchè nei secondi finali i diavoletti hanno l'opportunità di fare proprio il match, ma trovatisi a tu per tu con Anselmi non riescono ad indovinare lo spiraglio giusto e la coppia arbitrale può sancire il 3 a 3 finale. Punto d'oro delle aquile al cospetto di una formazione ben preparata e ben guidata.

ANSELMI 7,5: Non al meglio è comunque abbastanza attento

CATANZARO 7,5: Fenomenale crescita del centrale fanese

BOLOGNINI 7: Allenatore in campo

MARIANI 6,5: Se ogni tanto facesse gol.......

SPENDOLINI 6,5: Dopo il comandante, il capitano

VALENTE D. 8,5: Ultimamente gioca poco ma rende meglio

ROSATI n.g.

MATTIOLI 6,5: Sempre generoso

RICCI 7: Cose semplici ma importanti fa rifiatare i compagni

BOIANI 8: Il toro ci prova ma i legni lo fermano

RACCHI n.g.

MR FERRI 7 Read More!

LIBERO ARBITRIO

Una volta tanto, quasi per sfizio personale, mi piacerebbe parlare dei rinvii.
Ma non come capita in giro per polemizzare o mettere in dubbio la regolarità del campionato. Nel solo mese di Marzo i rinvii per vari motivi sono stati otto, considerando quelli multipli. Io credo che il distorto dibattito di questi anni abbia giovato moltissimo a chi doveva accampare delle scuse e pochissimo a chi tiene davvero a questo sport. Quelli che realmente difendono la regolarità di un sistema. Non si tratta della Federazione, che purtroppo avendo troppi rami a cui provvedere non può realmente conoscere i problemi di tutti, ma, di quei tanti appassionati volontari che togliendo tempo a famiglia e lavoro sono costretti a correre dietro a tante persone, a quella gente che fa ancora qualcosa per passione. Addirittura gratis.
Sono loro a provvedere all'organizzazione delle singole società e a tamponare le falle di un sistema che non piace a nessuno ma che nessuno provvede a cambiare. Ma capisco che facciano poca notizia, e che sia più intrigante parlare di vittorie e sconfitte.
Ma è il sistema Italia di invocare i premi Nobel ma di scordarsi che magari le scuole sono prive di gessetti per la lavagna e di confondere la politica con i reality show.
Non è semplice gestire le situazioni i campi di gioco divisi tra mille atleti di sport diversi e a volte ci si mette pure il meteo ma nessuno lo fa apposta perchè magari è il regolamento che non è chiaro ma ognuno rimane dalla sua parte le squadre da una e i gestori del circo dall'altra. Le regol ci sono, magari vanno rese più chiare grazie al lavoro di tutti i componenti il sistema perchè il calcio a 5 per andare avanti ha bisogno di tutti. Read More!

LA REGIONE DEL FUTSAL: URBINO

Origine della città
La città di Urbino ha origini antichissime Nulla di preciso si conosce circa i primi insediamenti, anteriori alle invasioni celtiche e all'insediamento dei Galli Senoni ( IV sec. a. C. ), ma recenti ritrovamenti di materiale archeologico, soprattutto frammenti di ceramica risalenti all’età del ferro- confermano la presenza di un insediamento probabilmente del IV sec. a. C. Circa un secolo più tardi, i Romani sottomisero i Galli Senoni e rapidamente conquistarono tutto il territorio marchigiano.Da allora iniziò la storia di Urbinum Metaurense.

Derivazione del nome "Urbino"
Il nome sembra derivare dal latino urvo (urvum è il manico ricurvo dell'aratro), alludendo alla conformazione naturale del terreno. Metaurense invece si riferisce al fiume Mataurus ( l’attuale fiume Metauro ).

Urbino Romana
La prima notizia della presenza romana nel territorio di Urbino, si ha in occasione della battaglia di Sentino nel 295 a.C. contro i Piceni. In seguito la presenza romana divenne imponete ed Urbino divenne ucapoluogo di un distretto montanoin quanto era infatti situata lungo una importante strada parallela alla via Flaminia, via consolare fatta costruire dal console Flaminio intorno al 220 a.C., che collegava Roma e Rimini, passando per Fano. (Fanum Fortunae).L'antica civitas era accessibile esclusivamente da porta Posterula situata a est della città, in quanto le altre porte della città erano di difficile accesso. Difatti la morfologia della città era molto adatta ad ospitare la citta' fortificata. Il pianoro inclinato verso nord fino all’ Porta Maia, era circondato da una linea di difesa naturale idonea per l'edificazione della cinta muraria. Lungo questa linea ideale , seguendo la conformazione del terreno, correvano le mura romane. Nell'attuale via Budassi, ex Piazzetta di San Sebastiano, è ancora possibile vedere i resti del tracciato romano risalente ad un periodo tra il III e il II sec. a. C. Si tratta di una struttura edificata con blocchi di pietra spugnosa, posti gli uni sugli altri a secco in base alla tecnica dell'opus quadratum.
La struttura romana di Urbino occupava uno spazio di 8 ettari circa ed era a pianta irregolare dominata dai due assi viari principali: La struttura della civitas era costituita da due assi viari principali rettilinei e perpendicolari: il cardo maximus(sud-nord) e il decuman maximus (est-ovest),ancora oggi corrispondono a due vie principali della città, sfociando inquattro porte: Porta Maia, la più importante, Porta Mondelce, Porta Occidentale e Porta Posterula.

Ultimi ritrovamenti archeologici
Durante i recenti lavori di scavo per l'allestimentodi una rotatoria all’ingresso della città, sono stati riportati alla luce resti di una necropoli romana risalente al primosecolo d.C.
Già nel 1972 erano state ritrovate 92 tombe. Nell'Agosto del 2003, sono riaffiorate altre due tombe e sei scheletri

Durante la dominazione romana Urbino fu una città strategicamente molto importante, e ciò è attestato indirettamente dalle notizie sulla battaglia sul Metauro del 207 a.C. tra Asdrubale e i Consoli Romani. Non abbiamo tuttavia molte notizie sulla città durante i primi secoli del Medioevo, ma si sa che Urbino dovette essere una città considerata fondamentale poiché subì assalti dai Goti, Bizantini e Longobardi. La città fu conquistata nel 538 d.c dall’ esercito bizantino di Belisario, arrendendosi per sete, e divenne parte della della pentapoli annonaria (Fossombrone, Iesi, Cagli, Gubbio e Urbino) dventando poi preda dei Longobardi (una curiosità storica: il piede, misura di lunghezza, conservato nel Palazzo Municipale, sembra che appartenessee al piede del re Liutprando). In seguito con Carlo Magno anche Urbino fu ceduta assieme agli altri territori dell'Italia centrale, al Papa il quale cominciò così ad esercitare il suo potere anche se i territori erano sotto l'influenza imperiale.
Dopo un periodo di decadenza durante il regno papale , migliorarono le condizioni economiche della città e tra l’undicesimo ed il tredicesimo secolo la città riprese a svilupparsi di fuori del nucleo romano seguendo la conformazione del terreno e l'antica ripartizione in quattro parti determinata dal cardo e dal decumano. Urbino divenne poi libero comune con a capo i rappresentanti delle più potenti famiglie vicine al vescovo.In seguito l’autorità della chiesa si affievolì e gli imperatori tedeschi di casata sveva concessero la città in feudo ai Montefeltro, nobili di origine lombarda, conti di Carpegna.
Fu lo stesso Federico Barbarossa, a concedere nel 1155 l'investitura imperiale al conte Antonio da Montefeltro, probabilmente per accattivarsi il controllo di una zona particoalrmente strategica in virtù della vicinanza con la Via Flaminia, era strategica. Il potere passò poi di padre in figlio fino a quando nel443 il figlio di Guidantonio, Oddantonio,ottenne il titolo di Duca, ma fu ucciso dopo un anno assieme a due suoi ministri in una congiura, forse a causa del malcontento che serpeggiava nelle città per motivi economici. Scomparso Oddantonio, apparve all'orizzonte di Urbino il personaggio principale della storia di Urbino: Federico da Montefeltro, figlio naturale di Guidantonio e fratellastro di Oddantonio. Durante il periodo medievale la città si sviluppò con la costruzione di conventi e oratori, attorno cui si formavano nuovi agglomerati urbani. A sud, nel prolungamento del cardo, S. Paolo (via Saffi) e, a oriente (est), S.Bartolo e Lavagine. Verso nord, a parte S.Sergio, il borgo di Santa Lucia, lungo le strade di Rimini e Ravenna; infine verso occidente (ovest), S.Giovanni (via Barocci) e Valbona (Via Mazzini). Le strade si collegano a quelle romane.

Formazione dello stato di Urbino, ritorno della famiglia dei Montefeltro
Nel 1375 tornarono i Montefeltro al governo della città e e nel 1384 la cità di Gubbio fu annessa al territorio: ciò costituì il puntodi partezna fondamentale della nascita dello stato di Urbino, che comprendeva oltre all'annessa città di Gubbio anche Cagli e il Montefeltro creando così un forte equilibrio nella zona tra le Marche e la Romagna, zona che in passato fu teatro di scontri tra forze guelfe e forze ghibelline. Inoltre nel 1390 il Papa Bonifacio IX nominò il conte Antonio da Montefeltro vicario apostolico in temporalibus di tutte le terre a lui sottomesse, assegnandogli anche, per limitare i tentativi di espansione dei Malatesta di Rimini, i castelli di Corinaldo e Mondolfo fino ad allora governati da Galeotto Malatesta come vicario del Papa, estendendosi per un totale di 2000 Kmq.

Urbino capitale dello stato dei Montefeltro
Urbino era così divenuta da piccolo comune medioevale a capitale economica e politica dello Stato del Montefeltro. Nel 1396 il conte Antonio emanò delle leggi statutarie le,"Constitutiones appellationum" con le quali sancì che i principali poteri fossero riservati al principe. Guidantonio, successore di Antonio governò dal 1404 al 1443, emanando anch'egli numerose leggi in materia civile, amministrativa, penale e fiscale. Oddantonio, che regnò pochi mesi (la sua morte avvenne nel 1444) lasciò il trono al fratellastro Federico, che venne proclamato Signore della città.

Urbino e Federico da Montefeltro
Salito al potere, Federico da Montefeltro intrecciò dei rapporti di alleanza con il re di Napoli, con il pontefice, con la signoria degli Sforza di Milano e venne nominato capitano generale della lega italica. Ricevette inoltre varie onorificenze al di fuori dell'Italia, tra cui l'ordine della giarrettiera dal re d'Inghilterra, dell'ermellino da Ferdinando d'Aragona e nel 1474 il titolo di Duca dal Papa.
Gli enormi proventi delle condotte militari permisero a Federico di perfezionare l'attrezzatura militare e civile dello Stato; ospitò inoltre nel suo splendido palazzo i migliori talenti letterari, artistici e scientifici del 1400. Fu così che in pochi anni il livello economico dello Stato crebbe a tal punto che il Duca poté permettersi l'edificazione di un'opera grandiosa come l'attuale Palazzo Ducale dal costo di 200.000 scudi (spendendone 40.000 per l'argenteria, per gli arazzi 20.000 e per la biblioteca più di 20.000 ducati). Sempre grazie ai suoi immensi guadagni i suoi sudditi poterono pagare tributi piuttosto bassi.
Poté inoltre edificare molti altri edifici religiosi e civili (il Duomo, il Convento dei Gesuiti, il Convento di S.Chiara); lasciando anche scritto nel testamento che fosse rifatta la chiesa e il convento di S. Donato, l' attuale Chiesa di San Bernardino o Mausoleo dei Duchi, dove voleva essere sepolto.Federico da Montefeltro non si occupò soltanto di progettare erdifici civili, ma fece edificare inoltre numerose rocche per controllare le vie di accesso più vulnerabili del territorio.I progetti della maggior parte delle opere civili e militari realizzate nel Montefeltro furono ideati dall'architetto Francesco di Giorgio Martini.

Gli anni dopo Federico da Montefeltro
Dopo la morte di Federico nel 1482, il potere passò a Guidubaldo alla cui corte si radunavano i famosi cenacoli che il Baldassare Castiglione ha rievocato nel suo libro "Il Cortegiano".
Tanti sono i personaggi famosi che soggiornarono in Urbino alla corte di Guidubaldo, fra i quali Bembo, un letterato attivo anche presso altri corti come quella di Ferrara, teorico del gusto classico rinascimentale e diffusore del petrarchismo, modello della lirica europea; I Medici esuli da Firenze e Il Cardinal Dovizi di Bibbiena, autore della "Calandria", prima opera in volgare rappresentata in Italia..
Nello stesso periodo (1502) venne istituito quel Collegio dei Dottori riconosciuto dal Papa Giulio II nel 1507 da cui avrà origine la Libera Università degli Studi. Un altro istituto creato dal Duca è la Cappella Musicale. Era questo il frutto della squisita educazione musicale ricevuta alla stessa Corte, dove il padre aveva, fra le molte altre cose, prediletto anche la musica.
Nello stesso periodo tra i due secoli si affermò inoltre il genio di Raffaello, il quale nel 1504 da Urbino, con una lettera di raccomandazioni di Giovanna Feltria Della Rovere si trasferì verso le città di Firenze e Roma.
Non avendo un erede nel 1504 fu accolto alla corte il piccolo Francesco Maria Della Rovere che fu adottato dagli zii e che diventerà l'erede di Guidubaldo per cui alla morte di Guidubaldo, avvenuta nel 1508, il Ducato passò ai Della Rovere.
Francesco Maria della Rovere divenne, diventato Duca di Urbino si sposò con Eleonora Gonzaga per consolidare ulteriormente la posizione del Ducato di Urbino,anche se i primi anni furono piuttosto complessi. Nonostante fosse anch'egli un condottiero, volle rafforzare l'aspetto artistico e culturale del ducato.Oltre alla già citata rappresentazione de "La Calandria" del Bibbiena nella Sala del Trono del Palazzo Ducale, la prima opera in prosa e volgare l'attività teatrale e muisicale mantennero un ruolo molto importante.Tuttavia nel 1525 quando la sede della corte fu trasferita a Pesaro, e ciò segnò un fatto di un grande declino mentre Pesaro divenne il nuovo baricentro economico e politico del Ducato. Guidubaldo II successe in seguito al padre nella carica di duca che tenne per circa 40 anni, un periodo che si dimostrò piuttosto tranquillo grazie anche all'equilibrio della politica europea e a un periodo di saggio governo, di prosperità economica, di fama e di onori. Lo stesso Guidubaldo II ebbe la riconferma di tutte le cariche dei suoi predecessori, ma anche riconoscimenti che nessun Duca di Urbino ebbe mai: fu infatti Generale della Repubblica veneta, Prefetto di Roma (1555) e Generale del Regno di Napoli (1558).
Anche l'impulso culturale fu notevole in tutto questo periodo, tra l'altro furono ospiti della corte Bernardo Tasso e suo figlio Torquato, e fu anche l'attività artigianale di tipo scientifico: costruzione di orologi, compassi, strumenti scientifici e matematici di precisione.
Francesco Maria II Della Rovere, cresciuto e formatosi nella corte spagnola fu l'ultimo Duca d'Urbino, tuttavia a quei tempi Urbino era diventata un piccolo stato "satellite" sotto l'influenza spagnola da una parte e dal pontefice dall'altra. Neanche lo Francesco Maria II Della Rovere riuscì a restituire ad Urbino la sua passta grandezza ed a trasmettere il regno in eredità, a causa della morte del figlio Federico Ubaldo.Quando quindi morì il Duca nel 1631
Urbino passò sotto lo Stato Pontificio, guidato dal Cardinale Antonio Barberini, fratello del Papa.

"Nel 1631 muore l'ultimo Duca di Urbino, e tutto il patrimonio passa allo Stato Pontificio. Nel medesimo anno si assiste alla grande spoliazione del Palazzo Ducale di Urbino: nel 1631 viene infatti organizzato il matrimonio fra Vittoria Della Rovere e un componente della famiglia Medici di Firenze, ed assieme alla sposa partono preziosi quadri, arredi e tendaggi.
Da questo momento fino al 1700 la storia locale sarà un resoconto a tappe verso la decadenza. Prima della devoluzione allo Stato Pontificio, fra la seconda metà del cinquecento e la seconda metà del seicento il Ducato conosce fortune in campo scientifico oltre che in quello artistico. In epoca pregalileiana e poi in epoca galileiana un gruppo di studiosi di Urbino danno un contributo di prim'ordine alla nascita della scienza moderna: Federico da Comandino, Guidubaldo dal Monte, Bernardino Baldi e Muzio Oddi saranno gli animatori di quello che lo storico dell'Arte Andrè Chastel definì un "vero umanesimo matematico".
Lo sviluppo di quello che per un certo periodo fu uno dei principali centri della cultura scientifica, ebbe basi di altissimo livello. Piero della Francesca, Francesco di Giorgio Martini e Luca Pacioli, forse il più celebre matematico del tempo, furono i responsabili nel genearre un clima di forte interesse attorno ai postulati dell'aritmetica e della geometria.(...)
Il passaggio del Ducato di Urbino allo Stato della Chiesa troncherà anche questa iniziativa (...) in poco tempo viene disperso un patrimonio intellettuale e scientifico straordinario e le vicende del Ducato perdono di carattere anche se nel 1700 la fortuna torna a sfiorare Urbino. In quell'anno infatti diviene Papa Giovanni Francesco Albani che diventerà Papa col nome di Clemente XI (1700 - 1721). Il Pontefice non dimentica le proprie origini, e così comincia un periodo di restauri per le chiese e di nuove edificazioni. Tornano gli artisti per committenze di vario ordine, anche se poi le imprese napoleoniche porteranno a nuove spoliazioni assimilando il destino di Urbino a quello di molte altre città italiane. Read More!

LA REGIONE DEL FUTSAL: TORRE S.PATRIZIO

La cittadina conserva l'impronta della lontana origine medioevale. Mura tre-quattrocentesche, con ristrutturazioni posteriori, circondano il vecchio incasato, che vanta elementi di notevole fattura. Antica Turris Patritia che nel 1200 ebbe il nome di Castrum Turris Sancti Patritii. Nel XV secolo il generale Paolo del Sangue, attaccò il castello di Torre San Patrizio, fedele al Conte Sforza, e malgrado l'eroica difesa, lo saccheggiò e lo bruciò. Le origini della cosiddetta Turris Patrizia sono situabili intorno al VI secolo a.C. Il nome attuale risale al periodo carolingio, quando qualche signorotto o gli stessi monaci o vescovi fermani impressero al nome antico quello di un santo. Elevata alla dignità di Comune, intorno al 1258, in epoca rinascimentale, fu sottomessa al duca Valentino, figlio di papa Alessandro VI Borgia. Conobbe alterne vicende storiche, insanguinate da ripetute distruzioni, cercando sempre di conservarsi a Libero Comune. Read More!

LA REGIONE DEL FUTSAL: MORROVALLE

Una serie di elementi archeologici rinvenuti nel territorio di Morrovalle in particolare nella frazione di Santa Lucia inducono a sospettare che questa zona era abitata fin dal periodo romano, comunque dobbiamo arrivare al 1035 per trovare citato per la prima volta in una carta dell'epoca Murri de Valle.
La zona subì la guerra gotica e la successiva invasione longobarda, scivolando così nel sistema feudale. Morrovalle assume l'aspetto di un castello arroccato su di un colle circondato da possenti mura.
Nel 1060 Guarniero venuto in Italia per combattere il Papa Leone IX contro i Normanni, fondava la dinastia dei Guarnieri, che si impadronì del Comitato di Ancona, del Ducato di Spoleto e del Marchesato di Camerino. Per Moroni, storico, fu questo Guarniero che ingrandì il paese di Morrovalle, e della stessa famiglia dovette essere un altro Guarniero primo marchese della Marca di Ancona dal quale, si pensa, sia discesa la famiglia Lazzarini, signori di Morrovalle.
Nel 1164 il Vescovo di Fermo fece emettere presso Fano la famosa "Sentenzia super castro Murri", con la quale avanzava i suoi diritti e richiamava Guarniero IV a restituire il Castello e le terre di Morro.L'imperatore Federico Barbarossa inviò in Ancona un suo cancelliere, Il Vescovo di Magonza, assediò questa città e saccheggiò molti paesi tra cui Morrovalle.
Nel 1214 Morrovalle insieme ad altri comuni vicini fece una promessa di piena obbedienza al Vescovo di Fermo, con l'accordo di scendere al suo fianco in caso di guerra.
Nel 1248 il Cardinale Raniero con una Bolla spedita da Cingoli nell'agosto del 1248, condannò le distruzioni provocate dal ghibellino Lazzarino nel comune di Morrovalle. Costui cacciato dal comune e dai guelfi era ritornato a conquistare Morrovalle seminando distruzione e spavento.
In questo periodo i contrasti tra le forze ghibelline e guelfe sconvolsero il panorama politico-militare del Piceno. Morrovalle fu spaccata in due all'interno della cittadinanza. La stessa famiglia Lazzarini vide i fratelli schierati su opposti fronti.
Nel 1258 il comune subì il saccheggio ad opera di Percivalle Doria, inviato da Manfredi come suo vicario nella Marca per le deboli forze guelfe locali.
L'anno successivo Manfredi concesse ai Morrovallesi, che si erano schierati dalla parte del Re contro il Papa, la facoltà di giudicare reati civili e criminali, con la famosa "Coautio prima Causarum" con la quale Morrovalle si poteva considerare un libero comune.
Nel frattempo da un lato i Fermani, dall'altro la famiglia Lazzarini, cercavano di impadronirsi del castello di Morrovalle, senza però riuscirci.
Nel 1400 Morrovalle fu assediata dal Re Alfonso d'Aragona e successivamente in linea con le vicende storiche di Macerata fu conquistata dalle milizie di Francesco Sforza, per poi passare sotto la giurisdizione della Santa Sede.
Da questo periodo fino al secolo successivo accaddero tre fatti importanti e caratterizzanti per il comune di Morrovalle.
Al 1475 risale la fondazione del Monte di Pietà che servì a regolare la vita economica della città e a contrastare gli usurai ebrei.
Nel 1560 nella chiesa di S. Francesco avvenne il Miracolo Eucaristico , l'evento religioso più importante di Morrovalle.
Al 1570 risalgono gli Statuti di Morrovalle con i quali venne regolata la vita della città fin nei minimi particolari.
Nel Seicento le Marche ritornarono sotto il dominio della Chiesa, finirono così le autonomie dei singoli comuni. La maggior parte degli artisti approdarono in altre città, in altre realtà culturali, non disponendo le Marche di luoghi che potessero fungere da poli di attrazione.
Anche nel Settecento le cose non cambiarono, tutta la regione attraversò un periodo di arretratezza in parallelo alla lentezza di modernizzazione dello Stato Pontificio.
Ciò nonostante si assistì a una espansione demografica. Morrovalle aveva una popolazione di 4400 abitanti.
Con la venuta in Italia nell'800 di Napoleone Bonaparte, le province di Urbino, Ancona, Macerata e Camerino passarono al Regno d'Italia. Le Marche vennero divise in dipartimenti, distretti e comuni. Morrovalle entrò a far parte del Dipartimento del Musone, distretto di Macerata.
Morrovalle contribuì alla conquista e all'indipendenza d'Italia. Nel 1815 partecipò e accolse le truppe di soldati che intervennero nella Battaglia della Rancia. Nel 1848 un gruppo di soldati volontari partirono dal comune per partecipare alla prima guerra d'Indipendenza.
Nel 1861 quando venne proclamata l'Unità d'Italia Morrovalle festeggiò l'avvenimento con molte iniziative. Read More!

ULTIMO SECONDO DA BRIVIDO

Sabato 13 Marzo 2010 ore 15.00 Bocciofila "La Combattente" Fano

FUTSAL FANO-VIRTUS MOIE=3-2 (1-1)

Futsal (Bianco): 1)Anselmi (p); 2)Catanzaro; 3)Palazzi (cap); 4)Bolognini; 5)Ricci; 6)Spendolini; 7)Valente; 8)Rosati; 9)Mattioli; 10)Solazzi; 11)Boiani; 12)Iuliano (p)

Virtus (Rossoblu): 1Barchiesi (p); 2)Belardinelli; 3)Genangeli; 4)Bonazza; 5)Braconi; 6)Ciaffoni (cap); 7)Fabri; 8)Molinari; 9)Ramazzotti; 10)Moronci; 11)Tassi; 12)Catalani (p)

Arbitri: Gallo (AN); Frontoni (FM)

Marcatori 17'28" Moronci (V); 28'11" Catanzaro (F); 50'32" Fabri (V); 57'41" Valente D. (F); 60'00" Boiani (F)

Angoli. 4-7 (p.t. 1-1)
Falli: 9-7 (p.t. 3-1)
Tiri Liberi: 1/1 0/1
Ammoniti: Ricci (F); Moronci (V)
Espulsi: Solazzi (F)

Fano: La Futsal mette un'altro tassello importante verso la salvezza. Lo fa dopo una partita non giocata nel modo migliore, ma da cui alla fine ricava il massimo possibile contro una squadra ben messa in campo e dalle ottime individualità. I punti sono importanti per entrambe, diversi gli obiettivi di classifica, ma il fine è lo stesso: fare tre punti. Primo tempo dai ritmi lenti e grande possesso palla, pallino del gioco nelle mani degli ospiti che però concretizzano solo una volta, si va negli spogliatoi sull'uno a uno. Nella ripresa la gara si fa più elettrica, Genangeli ingaggia una battaglia con Anselmi, salvato anche da un palo, nel finale i nervi si surriscaldano, la partita si fa maschia e piovono i falli, si decide tutto ai tiri liberi, alla fine la Virtus sbaglia il colpo del ko, non sfrutta due minuti di superiorità numerica, mentre all'ultimo istante utile Boiani fa pendere la bilancia verso le aquile.
Si parte ed è subito chiaro che gli ospiti vogliono gestire il gioco e ci riescono bene, buon possesso palla per poi sfruttare gli inserimenti di Moronci, la Futsal cerca di reggere il confronto ma fatica a costruire, la Virtus va diverse volte alla conclusione mentre le aquile rispondono con una bella incursione di Mattioli respinta dal portiere iesino.Al 18' vantaggio rossoblu, rapida ripartenza, difettoso disimpegno delle aquile palla nei piedi di Moronci che calcia, deviazione che mette fuori causa Anselmi, palla in rete.
Ci si aspetta una reazione delle aquile che non arriva, possesso palla improduttivo che porta spesso al turnover, fortunatamente quando gli ospiti avanzano le chiusure di Catanzaro e le parate di Anselmi blindano il risultato, fino a quando al 29' la Futsal decide di ribaltare il fronte in modo rapidissimo e un assist di Solazzi mette Catanzaro nelle condizioni di pareggiare.
Nella ripresa la partita si apre un po' di più, diversi i cambiamenti di fronte, ma gioco sostanzialmente nelle mani dei rossoblu, Genangeli diverse volte va al tiro indisturbato, colpisce pure un palo, ma Anselmi gli dice sempre di no. Le aquile ci provano comunque con Mattioli, vivace quando riesce a ricevere palla, Solazzi e Catanzaro abile nel fare la spola tra difesa e attacco.
Al 51' però gli ospiti riescono a passare. Fabri riceve palla sulla destra, carica il tiro e batte Anselmi dopo che la difesa di casa si era fatta trovare scoperta.
Ormai sembra fatta per i rossoblu, gestiscono bene il possesso palla, cresce la tensione nelle file delle aquile che commettono troppi falli e la Virtus ha l'occasione di chiudere il match, ma il tiro dai dieci metri è respinto da Anselmi e poi si perde alto il successivo tap in.
Il tempo passa e mister Ferri prova le ultime carte, dentro Spendolini e Valente seppure non al meglio delle condizioni fisiche con Bolognini portiere di movimento, mossa vincente, prima si rischia il terzo gol ma poi, dopo una bella rotazione di palla, al 58', Valente serve in linea Solazzi e va a chiudere il triangolo con la marcatura del pareggio. Qui scoppia il putiferio e Solazzi viene espulso. Le aquile devono chiudere la gara con l'uomo in meno e qui succede quello che non ti aspetti, la Virtus bombarda senza successo la porta di Anselmi e poi quando ormai il tempo sta scadendo Bolognini rilancia l'azione, serve Boiani che viene steso, bonus raggiunto anche dagli ospiti. Il direttore di gara prima indica i dieci metri poi dichiara che l'incontro si concluderà dopo il tiro. Lo stesso Boiani va sul dischetto prende la rincorsa e calcia di potenza, il portiere ospite ci arriva la palla gli impatta sulle braccia e si impenna sotto la traversa gonfiando la rete per il sorpasso fanese.

ANSELMI 8

CATANZARO 8

PALAZZI n.e.

BOLOGNINI 6,5

RICCI 6

SPENDOLINI 6

VALENTE 7

ROSATI 6

MATTIOLI 6,5

SOLAZZI 6,5

BOIANI 6

IULIANO n.g.

Mister Ferri 7 Read More!

LA REGIONE DEL FUTSAL: MONTURANO

Rappresenta una delle più grandi concentrazioni dell'industria calzaturiera italiana (vi si fabbrica il 15% della produzione mondiale di calzature per bambino e negli ultimi anni ha acquisito nuove quote di mercato anche nel settore delle calzature da uomo e da donna). Vi operano circa 400 aziende con 5.000 addetti, con una produzione giornaliera di circa 130.000 paia di scarpe. L'industria locale, caratterizzata da un elevato livello tecnologico, si è concentrata nella zona industriale di Monte Urano (o "CAM", dall'originario Consorzio Artigiani Monturanesi), di 52 ettari di estensione. Read More!

LA REGIONE DEL FUTSAL: MONTEGRANARO

Montegranaro è il più famoso centro calzaturiero italiano ed anche a livello internazionale[senza fonte]. La maggior parte dell'artigianato locale, infatti, si basa sulla produzione di scarpe ed accessori da parte di medie e grandi imprese. Attraverso la continua ricerca tecnologica e di stile, oggi Montegranaro, si colloca nel panorama mondiale come Paese capofila per la produzione di calzature di alta qualità. Molto florida anche l'agricoltura Read More!

LA REGIONE DEL FUTSAL: MAIOLATI SPONTINI

Numero Abitanti: circa 6000;
Metri di Altitudine: 405;
Km quadri di Superficie: 21,42;
Distanza da Ancona: 40 Km ;
Mercato Settimanale: Nella frazione Moie il martedì

Maiolati Spontini è situata a mt. 405 sul livello del mare ed ha una popolazione di 400 abitanti circa. In questi ultimi trent'anni si è registrato un aumento demografico dovuto soprattutto allo sviluppo della frazione Moie, il cui toponimo è abbastanza diffuso nelle Marche, soprattutto nella forma diminutiva Moiette, derivato dal latino medievale Mollie o Mollia e usato per indicare zone acquitrinose o ristagni d'acqua. Le altre frazioni sono principalmente centri rurali: Monteschiavo, quasi completamente spopolato, conserva ancora qualche casa di terra, testimonianza dell'antica presenza di immigrati quali gli Schiavoni provenienti dall'altra costa dell'Adriatico; Scisciano, dislocato sul colle, antico piccolo castello autonomo nell'ambito del contado di Jesi; Scorcelletti, di cui solo una parte è nel territorio comunale di Maiolati. Il capoluogo dista Km. 25 da Jesi e Km. 46 da Ancona. Read More!

LA REGIONE DEL FUTSAL: JESI

Jesi ha origini molto antiche, venne fondata dall'antico popolo degli Umbri; si ritiene sia stata l'ultimo avamposto degli Umbri in territorio piceno. Nel IV secolo a.C. i Galli Senoni, popolazione celtica calata dal nord (Senoni dalla città francese di provenienza Sens), scacciarono gli Umbri e si stanziarono sulla costa orientale dell'Italia, da Rimini ad Ancona, in quello che venne denominato Ager Gallicus. Stabilirono il confine sud del loro dominio sul fiume Esino facendo di Jesi l'ultima roccaforte di difesa contro i Piceni. Vi fondarono "Sena Gallica" (Senigallia) che divenne la loro capitale.

Dominazione Romana [modifica]
Per oltre un secolo si verificarono molti scontri fra i Galli Sènoni e i Romani, finché, a seguito della Battaglia del Sentino del 295 a.C. Roma sconfisse definitivamente i popoli Italici, nel 283 a.C. i Galli Sènoni furono debellati e quindi sottomessi. I Romani stabilirono nel tempo numerose colonie, Jesi nel 247 a.C. venne trasformata nella colonia civium romanorum di "Aesis" e incorporata nella Regio VI Umbria. Nasce così il municipium di Aesis con una struttura urbanistica corrispondente al modello del Castrum, modello sostanzialmente rimasto intatto. La continuità demica da allora, nonostante il susseguirsi delle invasioni, non fu più interrotta. In epoca romana Cupramontana e Planina furono i due centri vicini e rivali di Aesis, ma a differenza di quest'ultima non sopravvissero ai saccheggi e alle distruzioni barbariche.

Altomedioevo [modifica]
Con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente nel 476 d.C. ad opera dei Goti guidati da Odoacre, Jesi, venne devastata dagli stessi. Qualche anno dopo, nel 493, con la conquista dell'Italia da parte degli Ostrogoti di Teodorico fu distrutta nuovamente. Nel 554 con la Pragmatica sanctio Teodorico è costretto a cedere tutta l'Italia ai Bizantini e così anche Jesi, che poi venne inclusa, con la parte nord delle Marche e parte sud della Romagna, in uno dei sette distretti militari dell'Esarcato di Ravenna, la Pentapoli, costituita nel 585 dall'imperatore Maurizio I. In seguito i Bizantini la eressero a uno dei centri principali della nuova "Pentapoli annonaria" (insieme a Gubbio, Urbino, Cagli e Fossombrone), costituita in contrapposizione a quella "Marittima" (Rimini, Pesaro, Fano, Senigallia e Ancona), per un maggiore controllo e difesa del territorio interno della regione. Un ulteriore riconoscimento per Jesi fu l'elevazione a Diocesi, come conferma la mensione di un suo vescovo già nel 680. Dal 728 i Longobardi ripresero le invasioni verso le Pentapoli quando infine nel 751, guidati dal re Astolfo conquistarono l'Esarcato e devastarono Jesi. In seguito alle invasioni dei Franchi del 752-754, il loro re Pipino il Breve, conquistò i territori del vecchio Esarcato nel 754, e con l'accordo papale della Promissio Carisiaca li donò all'autorità di papa Stefano II Orsini, creando lo Stato della Chiesa e dando quindi inizio al potere temporale dei Papi. A partire dall'VIII secolo l'azione dei monaci benedettini diede vita, nella valle dell'Esino, ad innumerevoli abbazie. Ma il dispotismo papale portò a una crisi finanziaria, sociale e culturale che spesso sfociò in varie sanguinose rivolte, talvolte viste anche a riportare il dominio dei Longobardi. Solo nel 773 l'esercito dei Franchi di Carlo Magno debellò definitivamente i Longobardi. Ma le rivolte continuarono frequenti, tanto che con l'incoronazione, , di Carlo Magno a Imperatore il 25 dicembre dell'800, Jesi, pur appartenendo alla Chiesa, ricade sotto la giurisdizione imperiale ed entra a far parte della nuova contea della Marca. A partire da questo periodo prende forma la struttura feudale della città. Nel 999 l'Imperatore Ottone III riconsegna alla Chiesa di papa Silvestro II otto contee, tra cui quella di Jesi. Sull'esteso territorio di Jesi sorgevano ben 29 abbazie camaldolesi e benedettine insieme a numerosi possedimenti dei conti di Jesi (gli Attoni, di stirpe longobarda) e quelli di altri piccoli centri. Iniziò così un periodo di profonda crisi e sottomissione.

l'Età Comunale e Federico II [modifica]

Nascita di Federico IICominciarono nuovamente le furenti lotte di ribellione delle città più importanti delle Marche interecontro il dominio ferreo pontificio. Le lotte erano così numerose e insistenti che il papa dichiarò, in una bolla, le "Marche" una regione ingovernabile. Nel 1130 Jesi si erge a Libero Comune con un proprio Governo autonomo, Podestà, Consoli e Scuole di Arti e Mestieri che segnò il tramonto del feudalesimo. Segue il momento storico più interessante della città, con l'elaborazione degli Statuti, con la costruzione dei palazzi del Podestà, del Comune e la Cattedrale intitolata a S. Settimio, si fortificano le mura sul tracciato di quelle d'epoca romana. Durante il XII secolo e quelli successivi nobiltà locale, artigiani e commercianti s'allearono fondando la cosiddetta "Respublica Aesina" e cominciarono la conquista del Contado, che sottrassero ai grandi feudatari laici ed ecclesiastici, più conosciuti come Castelli di Jesi. Questa espansione territoriale creò scontri furiosi con i vicini più potenti, fra i primi Ancona, con la quale si susseguirono lunghe e dure lotte di supremazia. Il 26 dicembre 1194 nacque, in una tenda imperiale nella piazza centrale della città, l'antico Foro romano, il grande imperatore Federico II, che donerà a Jesi il titolo di "Città Regia" che sanciva importanti diritti di piena autonomia, grandi privilegi sul dominio del Contado e libertà comunali che neanche la Chiesa, con il suo alterno dominio, poté più togliere. Jesi passò così definitivamente alla fazione ghibellina e le sue fortune politiche saranno legate per anni a quelle di Federico II e dei suoi figli Enzo e Manfredi con l'ottenimento di "privilegi imperiali" seguiti da inevitabili "scomuniche ecclesiastiche".

le Signorie [modifica]
Con la nomina nel 1353 del cardinale Egidio Albornoz a Vicario generale dei domini della Chiesa in Italia, si cercò di ricondurre tutti i comuni e le signorie sotto il controllo, diretto o indiretto, dell'autorità papale e furono emanate le Costituzioni egidiane che regolavano lo Stato della Chiesa. Tra il 1373 ed l'inizio del XV secolo diverse lotte per il potere sconvolgono la regione, portando distruzione e miseria per la popolazione. Nonostante la caduta sotto il dominio papale della Romagna e di Ancona, Jesi, grazie ai privilegi imperiali, riuscì a mantenere l'autonomia della sua piccola Repubblica. Tuttavia in seguito Jesi in seguito fu occupata dal vicario pontificio Filippo Simonetti, da Galeotto I Malatesta nel 1347-51, da Braccio da Montone nel 1408, e da Francesco Sforza, di cui divenne un autentico caposaldo, tanto che nel dicembre 1433 Francesco Sforza invade il territorio marchigiano partendo proprio da Jesi. È solo nel 1447 la Chiesa riuscì a riprendere il controllo comprando le città.

il ritorno al Papato [modifica]
Nel 1477 tornò definitivamente sotto il dominio egemonico dello Stato pontificio, pur riuscendo a mantenere qualche diritto sui territori del Contado grazie ai titoli ricevuti da Federico II secoli prima. Intorno al 1470 si diffonde nella Marca d'Ancona una grave pestilenza che decima fortemente la popolazione e nel dal 1471 ricomincia il ripopolamento dezza zona con genti provenienti dall'Emila e dalla Lombardia, numerosi sono i luoghi a loro intitolati, come via dei Lombardi, Costa dei Lombardi, via Fiorenzuola, ecc. La fine del periodo signorile, la fine della peste e la ricomposizione dell'assetto comunale donano al potere centrale un certo equilibrio stabile e avviano dapprima una grande ripresa economica, demografica e soprattutto edilizia della città. A partire dalla seconda metà del quattrocento si modifica profondamente il volto architettonico della città con la costruzione di nuove chiese e palazzi e la progressiva espansione urbanistica fuori dalla cerchia delle vecchie mura. Sono di questo periodo il rafforzamento del sistema difensivo cittadino ad opera del fiorentino Baccio Pontelli, la costruzione su progetto del senese Francesco di Giorgio Martini del Palazzo della Signoria, uno dei più bei palazzi monumentali della Marca. Accanto alla rinascita economica ed edilizia c'è quella culturale: il pittore veneziano Lorenzo Lotto realizza per alcune Chiese della città capolavori assoluti d'arte e spiritualità; Federico Conti da Verona stampa a Jesi nel 1472, una delle primissime edizioni della Divina Commedia e Ciccolino di Lucagnolo, cesellatore raffinato e maestro di Benvenuto Cellini sviluppa e perfeziona l'arte orafa. Verso la fine del '500 l'oligarchia locale, costituitasi ormai solidamente in ceto di proprietari terrieri rivendica a se tutto il potere politico e amministrativo, potere che mantiene fino alla fine del '700.

Libertà napoleoniche e Storia moderna [modifica]
Nel 1797 le truppe napoleoniche porranno fine sia al monopolio nobiliar-papale che al dominio sul Contado. Due riferimenti storici più significativi da segnalare per il secolo XVIII: la trasformazione architettonica ed urbanistica della città e la nascita di Giambattista Pergolesi e Gaspare Spontini, due grandi personalità nel campo della musica che si affermarono in tutta Europa. Nel 1808 con l'annessione delle Marche al Regno Napoleonico, nella cosiddetta Repubblica Romana, Jesi diviene uno dei capoluoghi di distretto del Dipartimento del Metauro. Con la caduta di Napoleone a Waterloo e la succesiva Restaurazione del 1815, Jesi ritornò di nuovo sotto i papi, ma comincia a prendere forma una concezione laica e borghese dello Stato. Nei primi decenni dell'800 inizia a Jesi un graduale processo di industrializzazione con la nascita delle prime manifatture per la seta. Le vicende risorgimentali che condurranno alla unità d'Italia coinvolsero diversi personaggi jesini tra cui il Marchese Antonio Colocci eletto nel 1849 quale rappresentante della Provincia di Ancona all'Assemblea Costituente della Repubblica Romana e poi, dopo l'Unità, quale deputato e Senatore del Regno. Il 15 settembre del 1860 i bersaglieri entrarono a Jesi mentre cinque giorni più tardi, nella vicina Castelfidardo le truppe piemontesi guidate dal generale Cialdini sconfiggono l'esercito papale nella Battaglia di Castelfidardo, sancendo la definitiva unione delle città al Regno d'Italia.

Città natale di Federico II di Svevia (1194) e del compositore Giovan Battista Pergolesi (1710). Fu una delle prime città italiane a istituire una tipografia. Fu qui che Manuzzi modificò i caratteri di stampa, che prima erano in legno, utilizzando il piombo. Nel 1969 è stata sede d'un Convegno Urbanologico Internazionale promosso dall'UNESCO, che l'ha segnalata come "città esemplare" per l'integrazione architettonica dei suoi vari strati storici.[2] Read More!

BELLA VITTORIA DELLA FUTSAL IN TRASFERTA

Venerdì 5 Marzo 2010 ore 22.00 Palabadiali Falconara Marittima (AN)

LEOPARDI FALCONARA-FUTSAL FANO=2-3 (1-0)

Leopardi (Bianco): 1)Bernardini (p); 2)Mulinari; 3)Bucci; 4)Maiolatesi; 5)Martarelli; 6)Marchegiani; 8)Moroni; 9)Gigli, 10)Damiani; 12)Fabbrizi (p); 14)Micheletti (cap); 23)Maggiori

Futsal (Nero): 1)Anselmi(p); 2)Catanzaro; 3)Racchi; 4)Bolognini; 5)Mariani; 7)Ricci; 8)Rosati; 9)Mattioli (cap); 10)Solazzi; 12)Iuliano (p); 14)Boiani

Arbitri: Bolognini (AN); Pagnetti (PU)

Marcatori: 13'03" Damiani (L); 34'24" Solazzi (F); 38'51" Maggiori (L); 41'04" autorete (F, Solazzi); 53'08" Solazzi (F)

Angoli: 7-3 (p.t 3-0)
Falli: 5-7 (p.t. 2-2)
Tiri Liberi: 0/0 0/0
Ammoniti: Boiani (F)
Espulsi: nessuno

Falconara: Al Palabadiali va di scena uno dei match più importanti della giornata. Leopardi e Futsal Fano si giocano parte della loro stagione e alla fine, grazie alla sapiente regia di Bolognini, e ad una prestazione maiuscola di Luca Solazzi, le aquile strappano tre punti preziosissimi, anche se nel complesso il risultato più giusto sarebbe stato il pareggio.
Nel primo tempo è la Futsal a fare gioco ma è poco incisiva sotto porta e alla prima occasione viene punita, rischia il raddoppio ma va vicina anche al pareggio. Nella ripresa la Leopardi prova il forcing a cui risponde Solazzi.
La posta in palio è altissima e la partita è fin dall'inizio molto tattica, le due squadre pensano più a non sbagliare che a costruire. Guidata da un saggio Bolognini la Futsal fa girare bene palla ma al momento di concludere è evanescente, così quando mister Cecchini inserisce Damiani, la squadra di mister Ferri soffre la qualità del pivot falconarese e al 14' subisce la rete dei padroni di casa. Dopo una rapida ripartenza Damiani è pronto a deviare sotto misura alle spalle di Anselmi. Poco dopo lo stesso Damiani, con un bel tiro dalla distanza, costringe l'estremo fanese ad una deviazione in angolo.
Mister Ferri dopo aver dovuto rinunciare a Spendolini e Valente, non ancora al meglio, perde anche Mariani, ma questo cementa il gruppo che non si scoraggia e mantiene il contatto con la partita. Solazzi colpisce la traversa dopo una bella manovra e Rosati annulla lo spauracchio Damiani. Si va al riposo sull'esiguo vantaggio dei padroni di casa.
Nella ripresa la squadra di casa tenta di chiudere i conti ma qui Solazzi diventa l'eroe di giornata. Al 35' Mattioli riceve palla si gira e calcia in porta, sulla respinta si avventa il giovane fanese che fa 1 a 1.
La Leopardi non ci sta e al 39' si riporta avanti, bella manovra, rapida, che porta in banda destra Gigli a calciare, Anselmi respinge ma sulla palla è lesto Maggiori che insacca. Anselmi evita la terza rete dei padroni di casa e con un po' di fortuna le aquile passano indenni il momento difficile.
Prima al 42' un passaggio filtrante di Solazzi è deviato nella propria porta da Maiolatesi, poi i pali salvano l'estremo fanese dalle conclusioni, ben portate, da Damiani.
Qui la Futsal fa il capolavoro di testa, non la perde, Bolognini si rimbocca le maniche e guida i suoi ad un possesso palla in sicurezza, in fase difensiva la squadra di mister Ferri si compatta e, spendendo i falli a disposizione, mantiene l'attacco di casa lontano.
Poi al 54' il momento decisivo dell'incontro. Anselmi calcia lungo, la palla prende una traiettoria insidiosa e costringe Bernardini alla deviazione in angolo. Boiani è rapido a raccogliere palla e a servire l'assist, per la deviazione vincente, a Solazzi.
A questo punto la Leopardi carica a testa bassa ma le aquile, in tutti i suoi uomini, si chiudono bene, non cadono nell'ingenuità del sesto fallo, e chiudono ogni varco agli uomini di Cecchini, non disdegnando alcune sortite, Ricci e Boiani vanno vicini a chiudere la partita. Un infortunio ad un avversario consente agli uomini più utilizzati di rifiatare per resistere all'assalto finale fino al triplice fischio degli arbitri.
Le aquile trovano una vittoria in trasferta dopo otto turni, la seconda in due anni di C1, giocando con la testa più che con i piedi e si rilanciano nella corsa alla salvezza.

ANSELMI 8

CATANZARO 7,5

RACCHI n.e.

BOLOGNINI 8

MARIANI 7

RICCI 7

ROSATI 7

MATTIOLI 7

SOLAZZI 10

IULIANO n.e.

BOIANI 7

MISTERFERRI 7,5 Read More!

LA REGIONE DEL FUTSAL:FANO

LA STORIA DELLA CITTA'



Con la sconfitta subita dai Galli Senoni nella battaglia di Sentinum (Sassoferrato) nel 295 a.C, ebbe inizio la colonizzazione romana della zona medio-adriatica e la divisione delle terre ai veterani. A Fano era probabilmente già presente un aggregato spontaneo in età protostorica alla confluenza della valle del Metauro con quella dell'Arzilla. Non si conosce l'anno di fondazione della città di Fano a differenza delle vicine Sena Gallica (288 a.C.), Ariminum (268 a.C.) e Pisaurum (184 a.C.) ma il primo scritto in cui compare Fanum Fortunae è databile al 49 a.C. durante l'occupazione di Cesare (Giulio Cesare - De Bello Civili) nome che rimanda al Tempio della Fortuna eretto a testimonianza della battaglia del Metauro in cui le legioni romane sconfissero l’esercito cartaginese. Il culmine della presenza romana si ebbe durante ill periodo imperiale Augusteo in cui l’imperatore Cesare Ottaviano Augusto doò l’ insediamento di mura di cinta elevandolo allo stato di colonia (Colonia Julia Fanestri).



LE MURA


Volute dall'imperatore Augusto nel grandioso progetto di monumentalizzazione della città e completate nel 9 d.C., le mura si conservano ancora oggi per circa i due terzi del circuito originario. La cinta si dirige a nord-ovest dalla porta di Augusto fino a raggiungere la quattrocentesca Rocca Malatestiana. Circa a metà delle mura romane si apre una porta minore di accesso alla città detta porta della Mandria dato che nel passato vi pascolavano le greggi. Aveva la funzione di consentire alla Flaminia di uscire dalla città per dirigersi a nord e raggiungere Pisaurum Read More!

LA REGIONE DEL FUTSAL:FALCONARA

Dalla balconata in cima al colle, Falconara Marittima si mostra in tutta la sua lunghezza agli occhi stupiti dei visitatori che, in una giornata di cielo terso, possono ammirare la costa adriatica da Pesaro al Monte Conero e, se si è particolarmente fortunati, addirittura scorgere il profilo della Croazia. Alle spalle, il castello, attuale sede municipale. Di fronte, le case, i palazzi, le ville che, scendendo, si rincorrono fino alla ferrovia. Dietro i binari si estende un ampio nastro di spiaggia sabbiosa che lega Senigallia ad Ancona e si apre, azzurro e quasi placido, il mare, con le sue scogliere, i suoi pontili, le imbarcazioni e i windsurf che lo attraversano, i bagnanti e i pescatori che lo vivono. La recente operazione di restyling effettuata nel centro città ha trasformato via Nino Bixio in un'elegante passeggiata lastricata di porfido e sta restituendo ai circa 28.000 falconaresi molti spazi destinati alla cultura: la "Sala delle Arti", i locali liberty di Via Cavour che ospitano incontri ed esposizioni e, in breve tempo, la nuova biblioteca di Piazza Mazzini, il teatro, la scuola di musica, la pinacoteca. Ma la città non è solo il suo centro. C'è anche Fiumesino, il rione a nord cresciuto tra il verde del fiume e l'acciaio della raffineria. C'è il Tesoro, una delle zone archeologiche più importanti di Falconara, testimonianza del periodo Neolitico, c'è il quartiere di Castelferretti, che abbraccia fiera il suo maniero. Ci sono un'anima contadina e un'anima marinara in questa città vitale e accogliente, per posizione geografica e per tradizione, che ha ritrovato la sua storia ma che continua a presentarsi giovane, dinamica, sempre ricca di stimoli e proposte interessanti. Read More!

SFIDA DEI POVERI

Domenica 28 Febbraio 2010 ore 16.30 Bocciofila "La Combattente" Fano

FUTSAL FANO-VIGOR FABRIANO=6-5 (3-2)

Fano (Nero): 1)Anselmi (p); 2)Catanzaro; 3)Palazzi (cap); 4)Racchi; 5)Mariani; 6)Ricci; 7)Valente; 8)Rosati; 9)Mattioli; 10)Solazzi; 11)Boiani; 12)Iuliano (p); all. Ferri

Vigor (Biancoazzurro): 4)De Vito; 6)Mecella; 7)Di Ronza (cap); 8)Pellicciari, 9)Haskaj; 11)Bartolucci; 20)Cesaroni (p); all.Manzetti

Arbitri: Popa (Jesi); De Caro (AN)

Marcatori: 3'47" Mattioli (F); 18'11" Mariani (F); 23'11" Pellicciari (V); 24'31" Solazzi (F); 28'18" Di Ronza (V); 33'37" Mariani (F); 41'16" Haskaj (V); 42'22" Catanzaro (F); 49'46" Haskaj (V); 53'16" Boiani (F); 59'18" Cesaroni (V)

Angoli: 20-5 (p.t. 11-2)
Falli: 8-1 (p.t. 2-1)
T.L. 0/0 0/1
Ammoniti: Mariani (F)
Espulsi: nessuno

Fano: Il posticipo domenicale doveva essere una pura formalità per la Futsal, ma forse la troppa sufficienza, forse l'insolita gionata di gara, forse le condizioni strane del campo e tanti altri forse, la partita è stata più dura del previsto. I ragazzi di mister Manzetti, decisi a fare la loro partita, con la volontà di far bene, hanno imbrigliato quelli di mister Ferri ed alla fine si meritavano pure il pari.
Fin dall'inizio i ritmi sono blandissimi e l'iniziale gol di Mattioli non prelude alla goleada, ma, sembra bloccare le aquile che chiudono la prima frazione con un solo gol di vantaggio e la ripresa non cambia gli scenari anzi se il tiro libero all'ultimo secondo fosse arrivato nello specchio della porta il risultato avrebbe potuto essere diverso.
Mister Ferri lancia Iuliano in porta e almeno in panchina recupera Valente, la squadra sembra vogliosa di dare il meglio e al 4' Mattioli servito da Catanzaro supera Cesaroni sbloccando il risultato.
La partita però invece di decollare si addormenta, la Futsal gira lentamente il pallone e concede qualcosina agli ospiti anche se a fiammate impegna severamente Cesaroni che si comporta egregiamente.
La partita si mantiene in sostanziale equilibrio e le aquile trovano il raddoppio solo al 19' quando ancora una volta Catanzaro libera Mariani davanti a Cesaroni per il tocco vincente.
Sembra essere il momento di spingere ma invece le aquile rallentano ancora, da segnalare un paio di occasioni fallite da Ricci, un palo e una deviazione sbagliata sotto misura.
E quando meno te l'aspetti la Vigor punisce una Futsal troppo leziosa.
Al 24' Pellicciari, rubata palla al limite della propria area, si invola verso la porta di Iuliano, tra tunnel e dribbling vincenti, prima di battere il giovane portiere forsempronese.
Le aquile hanno un sussulto e al 25' Ricci mette Solazzi nelle condizioni di fare 3 a 1.
Cesaroni si salva ottimamente in un paio di occasioni e ancora una volta quando mette il muso fuori la Vigor colpisce, al 29', prima si procura un angolo e poi, dallo stesso, la palla arriva a capitan Di Ronza che anticipa tutti e mette alle spalle del portiere di casa.
Nella ripresa ci si aspetta una Futsal più aggressiva e il gol di Mariani sembra dimostrarlo, al 34' Ricci recupera palla serve in banda sinistra Solazzi che appoggia sul secondo palo per il laterale fanese che realizza la sua doppietta.
Ma il ritmo si abbassa di nuovo c'è molta confusione e i ragazzi di Manzetti ne approfittano mettendo in difficoltà la retroguardia fanese, Mariani e Catanzaro sono costretti agli straordinari per arginare in banda destra le incursioni di Pellicciari e Di Ronza.
Ma è Haskaj l'eroe fabrianese in questa fase di gioco, sfrutta ampiamente due tagli di campo, infilandosi come lama nel burro nella difesa delle aquile e superando Iuliano in uscita con tocchi precisi, nei minuti 42' e 50'.
Nel mezzo a salvare le aquile il gol di Catanzaro, al 43', dopo che lo stesso aveva colpito un palo, doppiato da quello di Mattioli, prima del tocco vincente del centrale fanese.
Cesaroni salva la sua squadra dai tentativi di Boiani e l'arbitro salva la Futsal fermando un vigorino lanciato a rete per un inesistente fallo laterale.
E al 54' l'ariete Boiani vince la sua sfida personale con Cesaroni quando servito da Solazzi lo punisce alla sua maniera.
Ma la partita non è ancora finita lo stesso Cesaroni grande sorpresa del match avanza riceve palla, la sposta per liberarsi di Boiani che gli chiudeva l'imbucata e calcia alla ricerca di un compagno, la palla si impenna e beffa il portiere fanese andandosi ad adagiare nella rete alle sue spalle.
Momenti di apprensione per le aquile che devono pregare quando l'arbitro fischia un tiro libero a favore dei vigorini. Il tempo è ormai scaduto quando Pellicciari si presenta davanti a Iuliano dai dieci metri.
Parte la rincorsa e colpisce la palla, gli occhi di tutti seguono freneticamente la traiettoria della sfera, che si adagia al lato del palo destro della porta di Iuliano, facendo respirare giocatori e sostenitori fanesi.
Una vittoria soffertissima che porta di buono solo tre punti, importantissimi per giocarsi, venerdì prossimo, il match della vita a Falconara.

ANSELMI n.e.

CATANZARO 6

PALAZZI 6

RACCHI n.e.

MARIANI 6

RICCI 5

VALENTE n.e.

ROSATI 5

MATTIOLI 5,5

SOLAZZI 5

BOIANI 6

IULIANO 5,5

MISTER FERRI: 5,5 Read More!